Un contributo per l’Italia di mezzo

INU-Umbria Agenda

C. Centanni – F. Alberti – A. Bruni

 

Le tre Sezioni dell’INU delle Marche, Toscana e Umbria stanno elaborando una strategia comune e un programma di attività congiunte, di animazione culturale, di definizione di azioni possibili, anche di supporto alle politiche territoriali interregionali, da sottoporre alle rispettive Istituzioni regionali, quale occasione di posizionamento dell’Istituto nonché quale ipotesi generale di declinazione sui territori di alcuni contenuti del “Progetto Paese, l’urbanistica tra adattamenti climatici e sociali, innovazioni tecnologiche e nuove geografie istituzionali” elaborato dall’Istituto Nazionale di Urbanistica.

Il programma di attività che si intende avviare appare coerente con il protocollo di intesa siglato dai rispettivi enti regionali, che, nel riconoscere “come le tre Regioni appartengano ad un’area che presenta comuni vicende storiche coagulatesi fin dal Rinascimento nel valore delle arti, del paesaggio antropizzato, dell’artigianato, dell’organizzazione agraria e delle organizzazioni sociali”, indica espressamente l’opportunità, “nelle more dell’individuazione di organici programmi di collaborazione,  [di] individuare da subito alcune linee/progetti da sviluppare congiuntamente”.  Con queste premesse, il protocollo costituisce una prima piattaforma di intenti tesa a promuovere l’avanzamento di proposte con Particolare riguardo ai seguenti ambiti di interesse: sanità e welfare; tutela del paesaggio; promozione dell’agricoltura non estensiva e di qualità; contrasto ai cambiamenti climatici; sviluppo economico – ivi incluse iniziative per lo sviluppo locale – e sostegno alle imprese dinamiche;  formazione e lavoro; realizzazione di infrastrutture, materiali ed immateriali, a servizio di uno sviluppo sostenibile;  cultura e turismo,  gestione dei fondi europei (incluso l’efficientamento nell’erogazione dei contributi) e partecipazione a progetti europei di comune di interesse; riforma e riqualificazione della pubblica amministrazione.

In coerenza con gli ambiti di interesse delineati dalle tre Regioni, le prime ipotesi delle sezioni INU ruotano intorno al concetto di “Accessibilità ai territori” nella più ampia accezione del termine: da un lato coinvolgendo la categoria “paesaggio” in termini di politiche che possano incidere sia sulla rete policentrica dei centri storici che sulla rete degli insediamenti diffusi; dall’altro focalizzandosi sul sistema della mobilità e dell’accessibilità ai medesimi insediamenti, tanto in un’ottica di area vasta che di dotazione di migliori standard di accessibilità alle aree marginali, da perseguire attraverso l’implementazione di servizi innovativi  in grado di incidere anche sulla “struttura sociale” locale e sulle politiche di rigenerazione dei territori soggetti a spopolamento e abbandono. Il concetto di accessibilità ammette in effetti un’ampia varietà di declinazioni che toccano i temi dell’inclusione sociale, del rilancio economico delle aree più interne attraverso la valorizzazione dei loro elementi di attrattività, del presidio territoriale, con quel che ne consegue in termini di cura del territorio stesso (e quindi di maggiore sicurezza, prevenzione dei rischi, resilienza), della “riattivazione” di un patrimonio insediativo ad alto potenziale economico e sociale, da sostenere  mediante un ampio spettro di incentivi per rendere “accessibilii” i necessari interventi di manutenzione, efficientamento energetico, adeguamento sismico degli immobili singoli o aggregati, pubblici e privati, classificati o meno come beni culturali, anche a fronte di strutture proprietarie frammentate e complesse. In sintesi, le categorie d’azione individuate, cui ricondurre i diversi temi, sono le seguenti:

  1. la prevenzione dai rischi alla scala urbana e territoriale, superando il concetto di vulnerabilità sismica del singolo edificio, dell’isolato o dell’aggregato edilizio[1] in una visione d’area vasta, dove la prevenzione venga cioè affrontata nell’ambito di una strategia di rigenerazione e sviluppo di ampio respiro, con particolare riguardo alle aree più marginali, in un rapporto d’interazione e coordinamento fra iniziativa pubblica e privata, includendo anche tutti gli altri aspetti connessi alla sostenibilità territoriale ed edilizia (dalla gestione del rischio idraulico e idreogeologico, al miglioramento delle prestazioni ambientali ed energetiche degli edifici);
  2. la mobilità e l’accessibilità territoriale quale fattore determinante per il contrasto allo spopolamento, attraverso la fornitura di nuovi servizi, connessione delle aree marginali con i centri erogatori di servizi, connettività, banda larga, wifi, forme innovative di trasporto ad integrazione del TPL (anch’esso da ripensare, nel sesno di un uso ottimale delle risorse disponibili) anche in una logica di economia collaborativa,;
  3. promozione del turismo sostenibile, attraverso azioni volte a migliorare le condizioni di accessibilità al patrimonio storico e paesaggistico (integrazione della mobilità dolce con l’armatura territoriale e culturale, itinerari culturali – le vie dei Santi, le ferrovie dismesse, le reti di MTB – aggancio alle ciclovie nazionali, servizi ICT e di accoglienza, ecc.).

In questa prospettiva l’”Italia mediana” potrebbe diventare terreno di sperimentazione di nuove geografie istituzionali a partire da un’idea di area vasta in grado di competere e promuovere in forma coesa un’idea forte di “paese”, dove identità, cultura, paesaggio, sicurezza, innovazione, inclusione, costituiscono i principali assi per la costruzione di un progetto condiviso di futuro.

Dal punto di vista operativo si prevede che il programma, supportato scientificamente da attività di ricerca e sperimentazione, si sviluppi mediante iniziative pubbliche da svolgere in modo coordinato nelle tre Regioni, promuovendo azioni sui territori, in forma partecipata e condivisa con le rispettive comunità. Le attività avranno lo scopo di mettere a confronto ambiti territoriali e temi analoghi per le tre Regioni, sia pure ricadenti in ambiti territoriali non contigui, così come focalizzarsi in situazioni di confine, suscettibili di essere studiate in forma congiunta e avere come fine  l’implementazione di progetti pilota, l’integrazione – ove necessario – degli strumenti di governo del territorio (programmi strategici regionali, piani territoriali a valenza paesaggistica, etc.) o la definizione di strumenti/strategie volte al superamento delle condizioni di rischio (sismico, idraulico, idrogeologico, legato al cambiamento climatico, ecc.) del territorio.

Inoltre si è ipotizzata l’organizzazione di due conferenze interregionali: una relativa alle Aree interne, l’altra alle città medie, quali strumenti di confronto, analisi, studio di azioni comuni su queste realtà, per molti aspetti simili nelle tre regioni.

Più specificamente, la “Conferenza interregionale delle aree interne” potrebbe costituire il primo momento di partecipazione e condivisione delle strategie soprattutto in materia di “accessibilità” alle aree marginali a cavallo dei confini regionali, per le quali non avrebbe senso seguire percorsi differenti su ambiti territoriali contigui, assumendo quindi le caratteristiche di una forma sperimentale di governance dei processi legati allo sviluppo locale e alla valorizzazione delle risorse culturali e paesaggistiche diffuse nel territorio vasto.

La “Conferenza interregionale delle città medie” può invece essere un tavolo di confronto, condivisione e sperimentazione di azioni volte alla valorizzazione del carattere policentrico del sistema insediativo dell’Italia centrale.

Per quanto riguarda l’avvio concreto del programma delle attività sopra delineate si provvederà da subito al coinvolgimento diretto dei livelli istituzionali nelle tre Regioni interessate, rispetto ai quali l’Istituto si pone in una dimensione di servizio per la definizione e implementazione delle politiche territoriali in attuazione di alcuni contenuti specifici del “Progetto paese” lanciato al Congresso nazionale di Cagliari, nonché quale primo contributo nel solco del documento in occasione dell’avvio del progetto nazionale “Casa Italia” “Un impegno continuativo e tre passi contro le macerie”.
[1] V. Un impegno continuativo e tre passi contro le macerie