L’Urbanistica per contrastare i rischi territoriali

INU-Umbria Agenda

di Alessandro Bruni, Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica  (INU) Sezione Umbria

31 ottobre 2016

In punta di piedi e a voce bassa mi permetto di lanciare una riflessione e un grido di solidarietà alla comunità dell’Italia centrale con particolare affetto agli amici di Norcia che in queste ore sono maggiormente colpiti dagli eventi drammatici del sisma.

La riflessione parte da un punto di osservazione che è quello che mi lega all’Istituto Nazionale di Urbanistica come Presidente della Sezione Umbria, una riflessione che non vuole in alcun modo inserirsi nella “competizione” intellettuale per prefigurare una soluzione piuttosto che un’altra rispetto ai saperi verso la ricostruzione o nell’adozione di un modello piuttosto che un altro di ricostruzione post terremoto, piuttosto vuole essere una riflessione che possa agire nella direzione indicata dal Commissario straordinario Vasco Errani quando invitava la stampa e tutti gli addetti alla comunicazione ad “aiutare” la Protezione Civile Nazionale e le Istituzioni regionali e comunali in questo difficile compito delle fasi emergenziali al fine di ripartire verso condizioni di normalità a fronte di uno scenario profondamente diverso rispetto a quello di un mese fa.

In queste fasi emergenziali riemerge con grande chiarezza da un lato il grande spirito di solidarietà nazionale e regionale nell’affiancare le comunità colpite dal sisma, dall’altro il grande impegno e prontezza delle Istituzioni nazionali, regionali e comunali, queste ultime rappresentate con grande autorevolezza dalla Presidente Marini, dai suoi Assessori e uno per tutti dal Sindaco di Norcia Alemanno, che con grande dedizione e competenza stanno affrontando l’emergenza, in una Regione come l’Umbria, che ha dimostrato nel tempo di saper affrontare situazioni analoghe apportando spesso qualità ai territori colpiti da calamità. In questo contesto mi piacerebbe immaginare che i tanti sforzi profusi anche in passato, non solo orientati alla ricostruzione e sviluppo dei territori colpiti, ma anche verso misure più idonee per affrontare il contrasto alle condizioni di rischio non vengano vanificati da approcci settoriali pertanto meno efficaci. L’Umbria ha anche dimostrato nel contesto nazionale una grande tradizione di pianificazione territoriale, paesaggistica e urbanistica: i territori, i Comuni, grandi e piccoli, hanno da sempre investito nella pianificazione. In questa particolare  circostanza, fatte salve le azioni di ripresa della normalità, di ricerca rapida di soluzioni che facciano fronte all’emergenza e alla sicurezza delle comunità interessate, sento l’esigenza culturale e morale di rilanciare il grande tema della prevenzione dai rischi da affrontare alle diverse scale, dall’area vasta a quella micro locale; alle diverse dimensioni, da quella urbanistica a quella edilizia; alle diverse integrazioni di saperi che devono trovare e ricercare momenti di sintesi e capacità propositive e adattive alle differenti situazioni di contesto. La prevenzione che superi l’idea ristretta della vulnerabilità edilizia, seppur da affrontare tecnicamente con approcci rigorosi, come già sperimentato in Umbria e praticato, grazie alla quale ne abbiamo potuto anche apprezzare i risultati, verso una visione che coinvolga l’intero sistema territoriale, non solo dal punto di vista funzionale ma anche nel rispetto delle identità locali, delle culture millenarie, laiche e religiose, che hanno disegnato questa mirabile sovrapposizione di segni, di architetture, di luoghi, di tradizioni, oggi fortemente messe in crisi da un terremoto devastante che ne ha cancellato alcuni tratti. Sento il dovere di riabilitare una disciplina, a volte ingiustamente tacciata di essere spesso causa di problemi sul territorio, come quella dell’urbanistica, ovvero di una “nuova urbanistica” in grado di coniugare saperi differenti attorno alla necessità di pianificare i territori, avendo ben chiaro i nuovi paradigmi a cui si deve riferire: una grande azione collettiva, partecipata e condivisa, di prevenzione dai rischi, proposizione di modelli adattivi alle nuove condizioni di contesto (ecologico, ambientale, sociale, culturale, climatico) alle nuove geografie istituzionali che si intravedono sullo sfondo riformista, alla proposizione di modelli di sviluppo in grado di coniugare spesa pubblica corrente con le esigenze dei territori, soprattutto per le aree interne del paese, per quelle realtà micro, fatte di centri e borghi storici a rischio di spopolamento, per quei territori in via di abbandono dove la pratica agricola, silvopastorale e rurale in genere può rappresentare la nuova economia e soprattutto il vero presidio e manutenzione del territorio; per quella idea di “accessibilità” ai territori, nell’ottica dell’inclusione sociale e della dotazione di servizi per nuove popolazioni che si potrebbero insediare anche a fronte delle innovazioni tecnologiche spendibili nel contesto di smart land praticabile oggi!

Articolo pubblicato sul Corriere dell’Umbria dell’11 Novembre 2016